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Padre Michele Bianco, filosofo ed esorcista

Categoria: Articoli | Data: 05 Mag 2017

Intervista a padre Michele Bianco, filosofo ed esorcista
“Nei vuoti della nostra vita si insinua la paura, Maria ci aiuta ad entrare nel mistero di Dio”
Docente di Filosofia morale, etica sociale e bioetica, rettore del santuario di S. Ciriaco di Torre Le Nocelle, in provincia di Avellino, padre Michele Bianco ha scritto numerosi saggi filosofici, opere storiche e letterarie, ma è conosciuto anche, e forse soprattutto, in quanto esorcista, centinaia le persone che ogni settimana si recano al santuario di S. Ciriaco  per chiedergli aiuto. Con padre Bianco abbiamo ragionato sul perché di certi fenomeni, della fobia che tante persone di fede hanno per il demonio, sull’importanza della preghiera e del profondo significato della Consacrazione al Cuore di Gesù per mezzo di Maria.

D. Sono tante le persone che partecipano a grandi raduni di preghiera, chiedono di essere liberate, guarite, chiedono grazie, quando tutto questo è vissuto in eccesso si può parlare di una fede poco matura? Si tratta di  persone che non riescono a cambiare o a vivere in modo più profondo il loro rapporto con Dio?

R L’atteggiamento di essere credente in Dio è molto più difficile che essere “cliente di Dio”.

Affidarsi agli altri,  attraverso la preghiera di intercessione,  nella speranza di ottenere la Grazia auspicata, potrebbe sembrare infantilismo psicologico ma non è sempre così. Negli atti degli Apostoli sappiamo che il Signore concede alcuni particolari carismi che bisogna mettere, come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinti e ai Romani,  a disposizione dell’utilità comune di tutta la Chiesa. Affidarsi dunque agli altri per ottenere qualcosa è comunque un restare nell’ambito della tradizione e della fede della Chiesa.

D. Quanti di quelli che si rivolgono ad un esorcista sono realmente posseduti dal demonio?

R. I casi di reale possessione diabolica sono limitatissimi, si possono contare sulle punta delle dita. Ci può essere un’ interferenza,  un cosiddetto influsso indiretto del maligno come tentazione,  possiamo dire latu sensu che la parola esorcismo significa legare con una formula di  giuramento il demonio davanti al patto di fedeltà dell’ amore di Dio,  il Signore ti ha sconfitto prendine atto e lascia questo corpo, se realmente lo possiede, perché prima di te è stato guadagnato il riscatto dal sangue immolato dall’Agnello che è  Cristo Gesù. Dunque nessuna paura del male che il demonio ci può fare, perché bisogna porsi al suo tiro perché questo avvenga. Se stabilisco un patto con il demonio attraverso il sangue o altri rituali, che conoscono gli addetti ai lavori è un discorso.  Il Signore in qualche caso raro può permettere che il demonio mi tenti, è una possibilità,  ma per Grazia di Dio è davvero molto remota. Nei miei incontri di preghiera non faccio esorcismi collettivi.

D. Come possiamo definire il demonio?

R. Ci sono fondamenti teologici, biblici, patristici della realtà del demonio che è un essere personale, non si tratta di una idea, è uno spirito che nella libertà è orientato al  male,  può danneggiare gli eletti di Dio, i quali però se si rifugiano nella fede e fanno la pratica dei sacramenti e quindi vivono nell’amore di Dio, non devono temere nulla dal maligno, perché il demonio non può arrecare loro alcun nocumento.

D. Perché c’è così tanta paura del demonio, molte persone che sostengono di avere una forte fede in Dio hanno quasi una ossessione del diavolo.

La nostra è una società dove regna il relativismo etico, oggi più che non volere il niente,  si cerca il niente, i parametri valoriali sono stati capovolti, mentre prima la famiglia, l’istituzione, la patria,  erano referenti o modelli paradigmatici, oggi, in quest’epoca del  vuoto, il voglio tutto e subito, si pensi alle mode del satanismo, la lusinga di ottenere a poco prezzo, senza nessun impegno, risultati importanti, sono delle attrattive per i giovani piuttosto che l’impegno serio  nella preghiera. Questa curiosità morbosa verso il male, ingenera preoccupazione, si è  passati dal periodo  razionalistico, dove si negava che il demonio esistesse, si pensi anche  alla chiesa prima del concilio vaticano II,  ci volle il pronunziamento di Paolo VI nel 1972 che ci dicesse non solo il demonio esiste, è un essere personale, pervertito e pervertitore, da questa forma di disincantamento per dirla con Max Weber si è passati a una forma di reincantamento, prima si negava il demonio ora lo si vede da tutte le parti. Questo eccesso dà fastidio, soprattutto alle persone che hanno una fede più tradizionale, si tratta di una psicopatologia di massa, se pensiamo che ogni anno almeno mezzo milione di persone si recano dall’esorcista, quasi tutti sono malati d’intelletto e non disturbati dal maligno.

D. Quanto è diffuso il satanismo?

R. Il satanismo è un fenomeno molto diffuso, in Italia ci sono 1.500 sette diaboliche, solo a Roma ci sono 11 chiese di satana, 300 sette che hanno il culto di satana. Una società relativistica come la nostra crea dei vuoti e in questi vuoti si inserisce la paura del demonio.

D. Cosa deve fare la Chiesa?

R. Penso che la Chiesa debba essere madre e maestra, farsi  samaritana di senso, deve ascoltare, consigliare, accogliere fare una attento e  sano discernimento ma  soprattutto aprire a una incoercibile speranza, il Signore ha vinto il mondo, quindi ha vinto anche satana, bisogna stare certo all’erta perché, come dice Pietro nella I lettera: “Il leone ruggente va in giro cercando chi divorare” sappiamo anche però che Cristo Gesù lo ha vinto, quindi i credenti devono essere sereni, devono avere ottimisticamente come referente la vittoria finale e pasquale di Cristo.

D. Tanti si affidano a giaculatorie, novene ed altre preghiere per sentirsi più sicuri, cosa significa pregare veramente?

R. La preghiera è un’esigenza dell’anima, è l’anima che si apre al mistero e  che cerca di contemplare la realtà di Dio che è lontana da noi perché Dio è immenso, totalmente altro, la povera creatura nella sua fragilità e nella sua dimensione di terrestrità si accorge di aprirsi al mistero e con stupore e meraviglia ama il Signore. Nel “Padre Nostro” il Signore ci insegna a pregare, Gesù aveva detto quando pregate pregate così. Nella prima parte del Padre Nostro troviamo le tre interpellanze rivolte al divino e poi le quattro richieste di beni materiali e spirituali. Oltre a queste preghiere “canoniche”, ci sono le preghiere spontanee, il mondo dei carismatici fa molto uso della preghiera personale, soprattutto la preghiera  dei salmi, della lode, la lode spezza le catene. Santa Elisabetta della Trinità dice: “Noi siamo stati creati per essere alla lode di Dio” quindi la lode è l’essenza, è la preghiera più bella perché riconosce il mistero dell’amore di Dio. A fianco dunque delle preghiere canoniche che sono importanti, indispensabili e insopprimibili, si pensi al Santo Rosario, è necessario che la creatura completi il suo rapporto di amore che deve essere un rapporto sponsale, “cuore a cuore mi fidanzerò con te”, Javè Adonai, che parla al profeta Osea: “ Ti stringerò al cuore come una madre può abbracciare un bambino”. C’è tanta tenerezza nei salmi e soprattutto nella corrente sapienziale, nell’Antico Testamento,  si pensi al Cantico dei Cantici, qualche esegeta avanza l’ipotesi che si sia trattato di un’opera al femminile, che la geografa è una donna anziché un uomo, perché è tale e tanta la sensibilità che si nasconde nei distici di questo meraviglioso cantico che è un’epopea d’amore che Dio celebra per la creatura attraverso immagini talvolta icastiche e forti. E’ chiaro che la preghiera spontanea e o di lode deve affiancarsi alla preghiera canonica, sono l’una in funzione dell’altra,  la Chiesa è tutta istituzione ma è anche tutta carisma ci ricorda Sant’Ireneo

D. Cosa significa la consacrazione al cuore di Gesù, quale la modernità di una devozione così antica?

R. Pensare che il cuore sia soltanto un muscolo e che esprime la dimensione dell’amore restiamo in  superficie. Se invece lo intendiamo biblicamente,  in ebraico lobb significa l’uomo nella sua totalità, nella capacità di scegliere e di decidersi, allora, il cuore  esprime certamente l’amore immenso, totale, fondale direi, straordinario, che Dio ha per la creatura. In fondo la croce è un atto di amore da parte del Padre che permette al Figlio di compiere  questo gesto radicale, da parte del Figlio, che liberamente accetta di  portare a compimento il progetto, un amore  che si ripaga nell’amore, dall’amore l’amore, che genera lo Spirito Santo, che sappiamo essere  l’amore, è l’essenza della stessa storia della salvezza. Un amore pieno, ma che deve essere ragionevole, pensato, un amore che esprime l’uomo nella totalità. Quindi il cuore di Gesù,  il Sacro Cuore, indica la realtà di Dio che ci ama, la mistica Giuliana Norwich, dice che il cuore di Gesù, soprattutto il costato forato e squarciato è  il luogo -spazio in cui tutta l’umanità può deliziarsi. Quindi noi ci raccogliamo in questo luogo-spazio, molto più reale che immaginifico e lì possiamo attingere veramente alle sorgenti della nostra salvezza. Quando nel Vangelo di Giovanni, Longino fora il costato di Gesù, escono insieme sangue e acqua, escono i sacramenti del battesimo e dell’eucaristia, ma fuoriesce anche questo amore zampillante,  Gesù promette l’acqua alla Samaritana al pozzo di Giacobbe, quell’acqua che non ci fa avere più sete, ed è l’acqua della carità e dell’amore radicale  che Dio sulla croce ci ha regalato e ha firmato in maniera indelebile il suo patto di alleanza attraverso l’effusione del suo sangue e dove appunto i liquido ematico sta a rappresentare l’anima,  l’essenza, la realtà più profonda dell’amore di Dio che diventa storia, realtà, Kairòs,  tempo di grazia per la Chiesa e per tutte le creature che il Signore ama.

D. Arrivare al Cuore di Gesù  attraverso il Cuore di Maria…

R. Ad Jesum per Mariam! Maria diventa indispensabile, la castellana, ed è  la pastora delle famiglie e delle nostre anime. Il Signore ha voluto che vicino al mistero della Trinità si affiancasse anche Maria che col grimaldello del suo amore riesce ad aprire la porta di questo cuore per farci entrare nel mistero di Dio.Maria non è un optional,  entra nel mistero trinitario come Colei che ha generato nella storia il logos che diventa carne, questo passa attraverso il Fiat, il silenzio loquace, la parola non detta di Maria che non parla, soprattutto nell’accettazione di portare a compimento la Sua volontà, quindi noi essendo cristiani e gesuani, non possiamo non essere mariani, perché Maria non è un’appendice, una cornice, è essenziale, perché possiamo entrare di più e meglio nel mistero di Dio e poi ci dice quella valenza umana e femminile. Così come in Cristo Gesù, ci dice il vaticano II,  l’uomo si scopre più uomo, così  in Maria si esprime al massimo la femminilità della Chiesa, intesa come tenerezza, come compassione, come gesto di amore concreto. L’amore al femminile dà una marcia in più rispetto a quello maschile ma soprattutto lo completa.

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