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Storia e importanza del Rosario con le Clausole

Categoria: Home, Il rosario con le clausole | Data: 05 Mag 2017

Il Rosario con le clausole ha origini antichissime. Fu  la ricerca di una preghiera più interiore che fece spuntare all’inizio del XIV sec. delle clausole dopo il nome di Gesù  che indicavano ciò che fece, disse, subì… (“Gesù che fu adorato dai Magi, tentato dal demonio, che ha lavato i piedi dei discepoli”, ecc.). I primi a proporre numerose clausole furono i  cistercensi della regione di Trèves, la pratica trovò un impulso maggiore all’inizio del secolo seguente, quando alla certosa di Trèves entrò un giovane novizio, Domenico Hélion (detto “di Prussia”), che, dopo il suo ingresso in monastero, cadde in uno stato più o meno depressivo (1409). Il suo priore, Adolfo d’Essen, l’aiutò ad uscirne, iniziandolo ad una forma contemplativa di recitazione del rosario: oltre alle parole del saluto, fissare l’attenzione sul Salvatore Gesù. Per facilitare ciò, Domenico ha l’idea di far seguire il nome di Gesù nell’ave Maria da una serie di 50 clausole differenti,  lunghe una o due righe, che riprendevano l’insieme della vita di Cristo. Domenico di Trèves esporrà lui stesso lo spirito del suo metodo: “Non bisogna molto fermarsi sulle parole utilizzate qui o là nell’enunciato dei punti di meditazione. Ognuno può a suo gradimento, secondo la propria devozione, prolungare, abbreviare, o anche modificare la materia, in un modo o nell’altro; ciò dipende per ciascuno dal tempo che si ha e dalle disposizioni nelle quali ci si trova. Difficilmente si potrebbe fare qualcosa di meglio durante la breve ora consacrata a questo Rosario”.

Il procedimento che si era incontrato presso i cistercensi viene così fissato.
I certosini da allora si faranno apostoli di questo metodo, diffondendolo largamente con gli scritti. Più tardi, un domenicano, Alain de la Roche, in contatto con i certosini, scopre per mezzo loro il metodo del Rosario di Domenico di Prussia, ma confonde questo con il fondatore del suo Ordine, S. Domenico di Guzman e i misteri sono ridotti a quindici, sopprimendo tutto ciò che riguarda la vita pubblica di Cristo.
Bisogna attendere il Papa Giovanni Paolo II e la sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae perché venissero reintrodotti con i cinque nuovi “misteri della luce”.
Tale Rosario tende ad allontanarsi il più possibile dalla preghiera vocale, per diventare una vera introduzione alla preghiera silenziosa.
Chi recita il Rosario con le clausole rimane sempre libero di fermarsi quanto desidera su un mistero particolare. Essendo il suo fine quello di pervenire alla contemplazione, la recitazione vocale può fermarsi non appena vi si comincia ad entrare, e la persona rimane semplicemente in silenzio col Signore. Poi, al cessare di questa fase più contemplativa, si riprende lentamente la recitazione vocale.
Bisogna badare più alla qualità che alla quantità: dieci Ave Maria dette lentamente meditando con attenzione uno o più misteri della vita di Cristo, valgono più di una trentina dette con fretta, poiché, come s’è detto, il fine è innanzi tutto di pervenire alla preghiera autenticamente contemplativa.
Va segnalato quanto profondamente la Vergine di Belpasso ha fatto esperire al giovane Rosario Toscano la ricchezza e l’importanza di questa preghiera mariana. Egli afferma che, mentre recitava le Ave Maria dinanzi alla Madre del Signore, durante l’apparizione, davanti agli occhi della sua mente si svolgeva la scena del mistero che si stava contemplando in quel momento mentre dal cuore gli affiorava una proficua meditazione. Proprio per questo Rosario si è fatto sostenitore del S. Rosario della B. V. Maria con le clausole, in quanto questo modo di pregare, che egli ha cercato, scoperto ed esperito qualche anno dopo, gli fa rivivere il ricordo indelebile del Rosario recitato, alla presenza della S. Vergine.
La pratica e la persistenza del Rosario con le clausole, anche dopo l’introduzione del “Rosario domenicano” che si è ispirato ad esso, non è mai scomparsa completamente nel popolo cristiano. Al Rosario con le clausole, sotto il pontificato di Benedetto XV, furono riconosciute le stesse indulgenze di quello domenicano, per mezzo di un decreto della Santa Sede datato 21 gennaio 1921.
Il rosario con le clausole fu inoltre ricordato da Paolo VI nella Marialis cultus e, fondandosi su questo documento, papa Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae  ha proposto di estendere.
Rimanendo dunque nel solco di antiche tradizioni monastiche, confortati dal parere autorevole della Chiesa e dei papi Benedetto XV, Paolo VI e Giovanni Paolo II, nonché dall’esperienza di Rosario Toscano avuta nelle apparizioni di Belpasso, gli affiliati alla Missione Mariana di Belpasso, lo promuovono, avendone ciascuno constatato i fruttI.

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