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La Missione

Categoria: | Data: 12 Dic 2012

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo Gesù, la Beata Vergine Maria a Belpasso ci ha rivolto un pressante invito ad essere missionari nel mondo incominciando dai nostri ambiti quotidiani, familiari, lavorativi, per propagare nel mondo il Vangelo dell’Amore, quello stesso Amore che ricolma infinitamente il Cuore Immacolato della Regina della Pace e che Maria stessa conseguentemente ci rivela come fondamentale realtà e presenza di Dio nella nostra anima. La Ss. Vergine desidera che tutto questo sia compreso e vissuto dai suoi figli, specialmente da coloro che non hanno ancora conosciuto il vero volto di Dio. Per questo motivo Maria santissima ci invia come missionari «per le strade, in famiglia e in tutto il mondo», affinché con la nostra vita, vissuta nella spiritualità del suo Cuore immacolato, testimoniamo e diffondiamo il Vangelo dell’Amore. Se gli uomini riconosceranno realmente attraverso testimoni credibili l’amore di Dio, il peccato verrà evitato e quello commesso riparato: questo consola i Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

In special modo la Ss. Vergine ci offre un mezzo specialissimo per essere veri missionari nel mondo: la consacrazione o affidamento delle famiglie al suo Cuore Immacolato. «Le vostre famiglie devono essere piccole oasi di pace, devono essere un piccolo segno della futura venuta del regno di Gesù Cristo. Però il regno di Gesù verrà per mezzo mio: il mio Cuore deve trionfare e poi ci sarà l’ultimo e grande trionfo del Cuore di Gesù» (23-11-1986). «Abbandonatevi al Sacro Cuore di Gesù e al mio Cuore immacolato: consacrate le vostre famiglie ai nostri Cuori, porteranno pace alle vostre anime» (8-12-1986). Ma non bisogna illudersi che basta recitare un “atto di affidamento” per assolvere questa missione mariana. Al contrario, questo “atto” inaugura un cammino, una missione vissuta coerentemente con quanto si annuncia nel mondo.

«Cercate di seguire i miei insegnamenti con più attenzione, meditate le parole del Santo Vangelo e portatele in tutto il mondo e che sia parola in tutti gli uomini. Ancora oggi il mio Cuore è trafitto dal peccato, ancora oggi il Cuore di mio Figlio è trafitto dal peccato.

Offrite riparazione: ve lo chiede la vostra Madre desiderosa della pace nel mondo» (apparizione del 1-02-1987). «Invito ognuno di voi a diffondere questa necessità di confortare e consolare la vostra Madre. Sarebbe per me una cosa gradita se ogni vostra famiglia si consacrasse al mio Cuore Immacolato. Impegnatevi a riparare gli oltraggi e le indifferenze arrecate al mio Cuore. Da questo momento vi affido il compito di difensori e riparatori del mio Cuore» (apparizione del 8-12-1987).

Questa missione richiede una spiritualità per così dire passiva, non nel senso di inerzia, ma nel senso di mettersi in contemplazione e in ascolto di Dio. Questa missione richiede impegno nel riparare i peccati, le omissioni nel compiere il bene e il rifiuto di rendere culto a Dio, realtà che arrecano dolore al Cuore della celeste Madre perché offendono il Signore. Ma è necessario mettersi alla “scuola mariana”, una scuola che ci faccia comprendere che cosa sia la penitenza, che cosa sia la preghiera, che cosa la riparazione.
Maria santissima nell’ultima e tanto attesa apparizione del 25 marzo 1999 ci ha mostrato una sorta di programma sintetico:
«È giunto il momento di chiedere al Santo Padre di promuovere con l’ausilio di tutti i Vescovi una speciale consacrazione delle famiglie al mio Cuore Immacolato e, per esso, al Sacro Cuore del Signore Gesù, e così di quella delle parrocchie e di tutte le diocesi del mondo, secondo la volontà espressa da nostro Signore. Molte anime percorrono un sentiero che le allontana da Dio, ma Egli nella sua infinita misericordia vuole salvarle affidandole alle cure del mio Cuore Immacolato» (apparizione del 25 marzo 1999).
Con la richiesta affinché il Santo Padre promuova con l’ausilio di tutti i Vescovi una speciale consacrazione delle famiglie, delle parrocchie e di tutte le diocesi del mondo al Cuore Immacolato e, per esso, al Sacro Cuore  del Signore Gesù, Maria Ss. ci ha pure tracciato tre linee-guida da seguire.  Porgendoci il ramoscello d’ulivo composto dall’unione di due varietà diverse ci sta rivelando che noi, che siamo l’olivastro, siamo innestati nell’olivo buono, simbolo di Cristo Gesù. È un richiamo a riconciliarci con il Padre per i meriti di Gesù Cristo, ma questa riconciliazione si può attuare solo attraverso la revisione integrale dei nostri modi di pensare e di agire nella vita. Ci vuole insomma un cammino permanente di conversione delle nostre cattive abitudini che combinate con quelle dei nostri fratelli sono diventate, in un crescendo, delle grandi strutture di peccato.
Ecco perché la S. Vergine si appella al Papa e ai vescovi, perché in qualità di pastori possono sostenere, guidare ed illuminare i singoli, le famiglie, le comunità, oltre che con i sacramenti e la Parola di Dio, anche con il Magistero della Chiesa. Porgendoci la corona del rosario ci invita alla preghiera. Ma questa va intesa come preghiera soprattutto contemplativa, non è la semplice recitazione vocale e frettolosa, ma è anche e soprattutto ascolto e meditazione della Parola di Dio. Lei stessa ce lo dice porgendoci il rosario: «…è per tutti gli uomini che aprendo il loro cuore a Dio e meditando sulle sue parole di vita eterna, daranno frutti di carità».
Come non pensare al Rosario con le clausole? Una forma di preghiera che Maria stessa ha segnalato non a parole, ma con i fatti, cioè facendola direttamente esperire a Rosario Toscano nell’apparizione del 1-12-1986. Una forma di preghiera che è stata ampiamente elogiata da Paolo VI e Giovanni Paolo II. È preghiera contemplativa che produce frutti di carità, cioè che portandoci a contemplare con gli occhi di Maria il volto di Dio, ci conforma al Dio-Amore. Additando il suo Cuore ci dice che «è per tutti gli uomini che, uniti nel Sacrificio eucaristico alle sofferenze di Cristo consoleranno i Sacri Cuori di Gesù e di Maria offrendo riparazione in favore della conversione di quanti sono travagliati dal peccato». E con ciò si rivela Gesù crocifisso con il Cuore in evidenza e i segni dell’eucaristia mentre tante fiammelle, simbolo dello Spirito Santo-Amore, pervadono tutta la realtà e una voce possente (Dio Padre) proclama: «Salvezza e santità!».
Si tratta di un invito alla donazione di sé e alla testimonianza rimanendo uniti a Cristo e al suo sacrificio che si rinnova sacramentalmente nell’Eucaristia. Mediante questa costante unione possiamo partecipare alle sofferenze di Cristo per la salvezza del mondo. Queste sono le linee-guida della missione mariana di Belpasso, la quale si prefigge di raggiungere i confini del mondo in comunione con la Chiesa, secondo l’invito di Cristo Gesù. C’è tanto bisogno oggi di rievangelizzare persino la stessa Chiesa che in molte sue componenti, in special modo la famiglia, è in grande travaglio e sofferenza spirituale. Oggi c’è tanta urgenza che la famiglia sia rievangelizzata, ma nella stessa misura c’è la necessità che ogni famiglia, giustamente chiamata “Chiesa domestica”, laddove non ha accantonato la dimensione religiosa si faccia evangelizzatrice a sua volta, cioè diventi anche soggetto dell’evangelizzazione. Questo è lo scopo della missione mariana di Belpasso. Ciò naturalmente non esclude i singoli individui, ma coinvolge tutti quegli uomini e quelle donne di buona volontà che vogliono vivere e testimoniare la spiritualità mariana di Belpasso, una spiritualità alla sequela di Cristo e del suo Vangelo.
“Missione”, la scelta di questa espressione ci è stata suggerita dall’esempio stesso di Maria, la quale è stata la prima missionaria di Cristo Gesù quando, subito dopo l’annuncio dell’angelo, si è messa in viaggio per portare l’esultanza della grazia ad Elisabetta e alla sua famiglia e per offrire la propria assistenza. Su questo esempio cercheremo di portare la presenza di Maria e di Cristo in varie famiglie organizzando momenti di preghiera ed incontri di spiritualità. Metteremo in risalto la diffusione del messaggio mariano di Belpasso che invita a un continuo cammino di conversione anche mediante la seria riflessione sul magistero della Chiesa, anche qui su espresso invito della Ss. Vergine di Belpasso: «Ognuno di voi dovrebbe radicare la propria fede, per poi convertire il prossimo…» (apparizione del 1-02-1988). 
Diffonderemo la preghiera contemplativa del Rosario con le clausole e la lettura accompagnata dalla meditazione della Bibbia. Si metteranno in grande evidenza l’altissimo valore e l’importanza vitale dei Sacramenti, in special mondo quello della Riconciliazione e quello dell’Eucaristia. Analoga presenza cercheremo di portare nelle parrocchie in accordo con i vescovi e i parroci, organizzando delle Peregrinatio Mariae che noi preferiamo chiamare Marialis missio. Quella di Maria, infatti, come abbiamo spiegato prima, è una missione piuttosto che un pellegrinare. Ma vi è pure un secondo significato: per Marialis missio si può intendere anche il “mandato” (missio) che Maria dà a noi: «Andate ed evangelizzate, non abbiate timore perché il mio Cuore sarà sempre con voi…» (apparizione del 1-02-1988), parole che riecheggiano quelle del suo figlio: «Andate  dunque e ammaestrate tutte le nazioni… insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28,13). Con la voce dei parroci, perciò, cercheremo di promuovere e diffondere questa grande e globale missione mariana anche nelle comunità parrocchiali delle varie diocesi del mondo. Come perno centrale di questa spiritualità si pone, dunque, l’affidamento al Cuore immacolato di Maria che ha le sue radici più profonde nella Consacrazione battesimale.
Questo atto di affidamento è, lo ripetiamo, non un punto di arrivo, ma semmai un preludio che comunque richiede prima una seria preparazione e attento discernimento, magari con un adeguato tempo di verifica personale. Per aderire a questo “movimento” noi proponiamo il termine di “affiliazione”, cioè ci si aggregherà alla missione mariana come “veri figli di Maria”. Con ciò non vogliamo dire che Maria non consideri tutti come suoi figli, ma vogliamo intendere che chi vuole affiliarsi lo faccia nella verità, cioè con una coerenza di vita evangelicamente vissuta.

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